Comitato Salvaguardia del Ticino: Cenni storici

 Il nostro fiume azzurro, è sempre stato per le popolazioni che abitavano le sue sponde, fonte di vita e di ricchezza, da esso si attingevano le materie prime necessarie per il loro sostentamento: dai suoi boschi la legna per scaldarsi e cacciaggione per nutrirsi, dal suo letto i celebri “sàss bianc” e il purissimo e preziosissimo oro, dalle sue acque splendidi pesci. 
Per comprendere lo stato attuale delle cose, bisogna fare un piccolo viaggio a ritroso...     
Premesso che il fiume si trova in una posizione strategica, e nei secoli si sono alternati diversi popoli, che utilizzavano le sue rive come confine, e ostacolo naturale in caso di invasioni e guerre, e che quindi imponevano le proprie leggi. Questo viaggio nel tempo inizia nel tardo medioevo, periodo in cui si riscontra una certa attendibilità nelle documentazioni d’archivio. I diritti di pesca, come altri diritti feudali(caccia, raccolta dell’oro, della legna, ecc.) sono diritti cedibili, inizialmente i maggiori beneficiari erano i monasteri ai quali veniva concesso il “privilegio”di riservarsi per sé le pescagioni, successivamente, nella fase di transizione dal periodo feudale a quello comunale, cominciano a formarsi le prime corporazioni di pescatori, i quali mediante convenzioni regolano i rapporti con i detentori del diritto per poi giungere alla cessione dei diritti direttamente al Paratico. Nei primi decenni del ‘400, si cominciano ad avvertire i primi segnali della volontà di ricondurre al patrimonio pubblico i diritti esclusivi di pesca, e nel secolo successivo ciò si manifesta impedendo l’esercizio delle pescagioni a chi sprovvisto di idonea licenza, concessa dal titolare unico che è lo stato, attraverso un Magistrato straordinario, al quale per i tre secoli successivi fecero capo tutte le controversie sulla pesca. Ad Abbiategrasso dove esisteva l’uso civico, la comunità, per non vedersi sottratto il diritto, dovette diventare locataria di quest’ultimo nei confronti dello Stato; l’unico Paratico che resisteva con logoranti trattative era quello di Pavia, soppresso attorno al 1778.  In questo periodo varie famiglie vengono a vario titolo in possesso dei diritti, i quali non entrano in successione, possiamo definirla quindi una concessione amministrativa. 
La documentazione più antica riguardante il nostro territorio, parla del conte Cicogna, già titolare dei diritti nel 1592 da Magenta  fino ad Abbiategrasso, ma i pescatori di Bià, tanto amata da Gian Galeazzo Maria Sforza, forniscono già dagli anni ottanta del secolo precedente trote del Ticino pescate con reti lungo tutto il fiume. 
Dall’inizio del ‘500 per quasi tre secoli, la situazione non è chiara, da una parte la Regia Camera affitta i diritti alla comunità, dall’altra la comunità stessa (forse come atto di tenace resistenza al fisco) cerca  di cedere i diritti a privati con la clausola che l’acquirente o l’affittuario dovessero essere abbiatensi. 
Le attività di pesca sul fiume hanno avuto un’importanza rilevante nell’economia locale, tant’è che nella piazza Municipale, fino a qualche decennio fa esisteva un tavolo di granito dove nei giorni di mercato venivano venduti i pesci del nostro fiume detta appunto “prejà del pés”. Arriviamo quindi ai giorni nostri, agli eredi Gualdoni e quindi all’attuale proprietà. Le vicissitudini legali però non terminano qui, verso la metà degli anni ’70 “scoppia” il problema della pesca nel territorio di Abbiategrasso, da una parte i pescatori che rivendicano l’uso civico delle acque,e dall’altra la proprietà che reclama il diritto esclusivo; ne scaturisce quindi una battaglia legale, che si concluderà con una sentenza che da ragione a quest’ultima, pertanto dopo varie trattative tra Comune, pescatori e detentore del diritto nasce il ”COMITATO DI SALVAGUARDIA DEL TICINO-GRUPPO PESCA”, figura terza con la funzione di gestire la riserva e far da figura tramite tra i vari attori. Sin dall’atto costitutivo, come indica anche il nome, e poi ribadito ogni volta nella convenzione (Comitato-Comune-Proprietà) di durata quinquennale, l’obbiettivo di questa organizzazione è la “salvaguardia” di questa riserva, da attuare da un lato assolvendo gli obblighi ittigenici (Immissioni di materiale controllato e certificato) previsti dalle normative vigenti, da segnalare soprattutto la nostra produzione interna di avannotti e novellame di trota Marmorata (progetto LIFE) alla quale dedicheremo ampio spazio successivamente, e dall’altro lato ci vede impegnati come sentinelle ambientali, pronti a segnalare ed a sovraintendere i problemi che ci affliggono (DMV; scarichi, alloctoni, ecc.), e come associazione impegnata nella formazione delle nuove generazioni, nell’informazione a quelle vecchie, e infine nella promozione di un territorio ricco di fascino, pieno di storia e meraviglie. 
Il presidente storico è stato Giancarlo Sgarella, il quale ha ceduto il passo dopo trent’anni di battaglie, successi e grandi delusioni ad un Giovane e preparatissimo pescatore, Stefano Marconi, che con grande umiltà ne raccoglie il testimone e rilancia , fresco di entusismi e sogni, temi iniziative e battaglie, che nell’ultimo periodo delle precedente dirigenza si erano assopite. 
Grazie Giancarlo per aver portato fino a qui, con la tua grande costanza e tenacia, questo comitato, e soprattutto grazie per averci accolti e guidati, faremo sicuramente del nostro meglio per per onorare i tuoi trent’anni di attività, nel segno della tradizione e dell’innovazione!!

 Documenti tratti dal libro “Storia del Ticino” di Mario Comincini, Società Storica Abbiatense

Chignoli Nicholas

 

Egli produce così nobili e delicati pesci,

tra quali è la trutta,

il carpio e il temolo molto stimati.

Oltre a varoni, agoni, persichi

Et vi pescano trutte di così smisurata grandezza, che danno ammiratione a’ riguardanti

Perché se ne vedono

Di longhe quasi come un’huomo.

E questi pesci si nodriscono con l’argento et l’oro.

(Paolo Morigia,

Historia dell’antichità di Milano, 1592)